Pablo Picasso, Femme assise, 1958, collezione privata

Roma – Era il 1917 quando, durante il suo viaggio a Roma e a Napoli in compagnia di Jean Cocteau e Igor Stravinskij, Picasso ebbe modo di confrontarsi, per la prima volta in situ, con la scultura dell’antichità romana, con le pitture murali pompeiane, con le sculture di Bernini nel corso di una visita alla Galleria Borghese.
A distanza di cento anni, quella stessa Galleria – seguendo il filo cronologico dell’interpretazione plastica delle forme – dedica all’artista di Malaga un inedito viaggio attraverso i secoli, regalando al pubblico, dal 23 ottobre al 3 febbraio, un’immersione tra55 capolavori realizzati dal grande maestro dal 1902 al 1961.

Fotografie di atelier e video descriveranno il contesto che ha dato origine alle sculture, mentre storie, miti, frammenti e figure esploreranno temi diversi definendo tipologie d’incontri che spaziano dall’antichità all’età moderna.
L’approccio con la scultura di Bernini alla Galleria Borghese e in Vaticano, quello con Michelangelo alla Cappella Sistina, i dipinti di Raffaello a Firenze, la scoperta di Caravaggio come maestro della mise en scène. C’è tutta l’esperienza di contatto con l’arte italiana, e insieme, la riflessione sui grandi temi legati alla pittura e alla scultura dal Rinascimento in poi, in questo appuntamento che inaugura l’autunno artistico alla Galleria Borghese.

La mostra Picasso. La scultura, a cura di Anna Coliva e Diana Widmaier-Picasso, si inserisce nel programma internazionale Picasso-Méditerranée avviato da Laurent Le Bon, direttore del Musée Picasso-Paris Picasso.

Vasi, animali, pietre incise, figure mitologiche in ceramica dialogheranno con la materia, con i motivi, il movimento o la ieraticità dei capolavori presenti nella collezione della Galleria Borghese intonando uno straordinario concerto che vedrà la scultura Donna con bambino di Picasso ammiccare all’Apollo e Dafne del Bernini.

L’appuntamento romano sarà un’occasione per esplorare la scultura del maestro, rimasta a lungo poco conosciuta, nonostante l’artista abbia mantenuto un rapporto privilegiato con questa disciplina pur scegliendo di proteggerla e tenerla segreta.
Sebbene il suo mercante, Daniel-Henry Kahnweiler, abbia pubblicato nel dopoguerra un lavoro sulle sue sculture illustrato con fotografie di Brassaï, e le mostre di Roma e Milano del 1953 abbiano esposto un gran numero di bronzi, il lavoro scolpito di questo artista ingegnoso si è rivelato in gran parte soltanto con le retrospettive tenutesi a Parigi, Londra e New York dal 1966 al 1968. Fino ad allora non erano mai state presentate al pubblico così tante sculture provenienti dai suoi atelier, a testimonianza dell’intero percorso creativo dell’artista.
Le mostre al Centre Pompidou di Parigi nel 2000, al Museum of Modern Art di New York e al Musée Picasso-Paris nel 2015-2016 hanno poi contribuito a meglio delineare il ruolo fondamentale ricoperto da Picasso in questo settore della produzione artistica.

Non resta quindi che attendere ottobre per scoprire l’allestimento del percorso e ascoltare l’insolito dialogo tra i capolavori di questo tempio dell’arte nel cuore di Roma e le sculture del “superartigiano” che ha tratto dall’ambiente mediterraneo linfa nuova per il suo lavoro, rendendolo più aperto alla sperimentazione, alla mescolanza di nuovi materiali con pratiche esecutive talvolta ancestrali.