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Era il 15 luglio di 20 anni fa quando, sui gradini della sua villa a Miami, lo stilista Gianni Versace veniva freddato con dei colpi di pistola. Il mondo intero guardava incredulo quelle riprese dall’elicottero che passavano durante le edizioni straordinarie dei tg. La moda si listò a lutto, i funerali del geniale Gianni si tennero nel Duomo di Milano, fra i presenti figuravano Diana, Elton John, Sting e Naomi Campbell. Elton John e Stingcantarono insieme The Lord is my Sheperd durante la celebrazione. In occasione di questa triste ricorrenza i big del tessile ricordano la figura di Gianni Versace e lo fanno col massmediologo Klaus Davi che, ai più importanti players della moda, sta dedicando una serie di documentari.

Franco Ferraris, amministratore delegato del Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli, dichiara: “Un genio. Da lui abbiamo imparato tutti. Sono passati 20 anni e molte sue creazioni sono a tutt’oggi attuali e moderne.” Per Ercole Botto Poala, presidente di Milano Unica e amministratore delegato dello storico Lanificio Reda: “Versace ha rappresentato un percorso simbolico nel quale si possono identificare centinaia di imprenditori come l’artigiano, che, se promosso bene e aiutato nel valorizzare il proprio talento, può diventare un fenomeno a livello mondiale”. Gli fa eco Ferdinando Botto Poala, amministratore delegato della Giuseppe Botto & Figli: “Aziende come Versace, che hanno fatto della stampa uno dei loro punti di forza, hanno dato grande visibilità alla produzione territoriale, mi riferisco al territorio comasco. Mancato lui è stato difficile tenere aperto un mercato. Lui aveva la forza di imporre uno stile e di generare un gusto imitato anche da altri.

Luisella Zignone, alla guida dell’omonimo Lanificio, dichiara: “Versace ha rappresentato un sogno, un sogno che per la sua qualità e la sua energia, è poi diventato realtà.” Per Paolo Ferla, amministratore delegato del Lanificio Egidio Ferla: “Versace ha rappresentato la rottura nella scelta dei tessuti e dei colori. Ha lasciato un senso di nostalgia per un periodo irripetibile.” Paolo Zegna, presidente Gruppo Zegna: “Gianni Versace era un anticipatore, aveva una visione a 360° gradi. È anche grazie a lui che nacque la Fondazione Altagamma. È stato una delle colonne portanti del sistema moda.” Per Sergio Tamborini, amministratore delegato del Gruppo Marzotto, “Versace è una delle icone della trasformazione della moda del mondo. Ha modernizzata e valorizzato la moda anche come fenomeno culturale. L’azienda Ratti, da noi controllata, collabora ancora con Versace.” Infine, per Silvio Albini, presidente dell’omonimo Gruppo, “La sua vitalità e la sua creativita mancano tantissimo al sistema moda.

Voglio credere e sperare che sia stato fatto tutto quello che era possibile fare per capire cosa ci sia stato dietro il suo omicidio. Certamente eclatante e di difficile lettura. Lo spero davvero perché a me le ombre non sono mai piaciute. Ognuno merita la massima attenzione. E Gianni Versace, sono certo, che meriti ancora di più”. Lo ha dichiarato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo in un’intervista resa a Davi. “Non ho mai conosciuto Gianni Versace. Ricordo solo che mia nonna diceva fosse un genio. Lo riteneva stravagante ma certamente un genio. Mia madre lo ha invece conosciuto e credo abbia ancora una sua splendida creazione. Non mi è mai piaciuto, da calabrese, che di lui si parlasse poco in Calabria. Questa terra è anche terra di persone straordinarie, conosciute ed apprezzate in tutto il mondo. Ma la Calabria purtroppo non vuole bene a se stessa. Gli stessi calabresi non hanno ancora capito che sono proprio loro la risposta ai mali di questa terra. È gravissimo che si consenta ancora di parlare di Calabria solo quale capitale mondiale della ‘Ndrangheta, che sembra divenuta l’unica merce e l’unico marchio da esportare. Non è così. E non è questo il modo per creare una vera, radicata coscienza antimafia. L’antimafia vera è quella dei fatti, della gente che lavora, quella dei cervelli che hanno lo spazio per creare e gettare le basi per un futuro diverso. Gianni Versace era questo ed è molto triste che lo si ricordi più in America o a Milano rispetto a quanto faccia la sua terra di origine, che dovrebbe essergli grata per sempre. Non credo che ciò dipenda dalla sua dichiarata omosessualità. Penso dipenda soprattutto dalla incapacità dei calabresi di apprezzare fino in fondo chi agisce da uomo libero, scevro da condizionamenti, senza essere confinato fisicamente o imbrigliato in ridicoli localismi. Mi rimane la speranza che non sia troppo tardi per rendergli merito.