Ivano Marescotti nel ruolo di Giorgio Vasari. Scena tratta dal film Michelangelo infinito. Foto: © Stefano Montesi

Per Michelangelo era “Messer Giorgio”, l’ “amico caro”, mentre Vasari si pregiava di chiamarlo Michele Agnolo, il “divino e meraviglioso artista” considerando l’averlo conosciuto, la più grande delle infinite felicità umane.
Quella tra l’architetto aretino, autore delle Vite, e l’intramontabile genio del David e della Cappella Sistina – prima maestro riconosciuto e venerato e poi anche amico carissimo e corrispondente affettuoso – è una storia maturata attraverso lo scambio di sonetti, consigli, meditazioni sull’arte e sull’architettura. È quel rapporto intenso in virtù del quale gli autori di Michelangelo infinito” – l’ultima produzione cinematografica firmata Sky e Magnitudo Film, nelle sale dal 27 Settembre al 3 Ottobre e distribuita da Lucky Red – hanno scelto di assegnare al Vasari, interpretato da Ivano Marescotti, il ruolo di guida e narratore ufficiale della dimensione storica e artistica che orbita intorno a Michelangelo.
I ricordi della vita e delle opere di Michelangelo Buonarroti, ripercorsi da questo narratore appassionato, conducono lo spettatore nell’universo dell’artista attraverso coinvolgenti ricostruzioni storiche, sino ad arrivare al cuore del film: le sue opere immortali ed ‘infinite’.

VASARI E MICHELANGELO

Quella tra i due maestri è la storia di un’amicizia che si consolida nel periodo in cui l’architetto inizia a lavorare a Roma per il Cardinale Alessandro Farnese, nipote del Pontefice Paolo III, ma i cui esordi risalgono agli anni del primo soggiorno fiorentino del Vasari, tra il 1542 e il 1543. Nell’autorappresentazione che l’architetto lascia di sé, il suo rapporto con Michelangelo merita un posto d’onore. “Né credo – scrive – che ci sia nessuno che possa mostrare maggior numero di lettere scritte da lui proprio, né con più affetto che egli ha fatto a me”.

Per documentare questo legame del tutto speciale col Buonarroti, Vasari pubblica nella seconda edizione delle Vite, molte delle lettere che Michelangelo gli ha inviato. In una di queste il maestro mostra all’amico Vasari, con un disegno, un errore che ha notato nella struttura per la cupola della Cappella del Re di Francia in San Pietro, mentre è impegnato proprio nel cantiere vaticano. Nel descrivere l’arte dell’illustre pennello della Sistina, Vasari parla di “perfezione”“stupendissima rotondità”“bella proporzione ne i belli ignudi”, esortando gli artisti del proprio tempo a ringraziare “il cielo”, sforzandosi ad “imitare Michele Agnolo in tutte le cose”. E non sono pochi gli aneddoti raccontati dall’architetto a testimonianza dell’ironia sottile dello stimato pittore.

Nell’edizione delle Vite del 1550, Michelangelo è l’unico artista ancora in vita, considerato dall’architetto “un artista a tutto tondo” – abile sia nella pittura, sia nella scultura, sia nell’architettura – del quale Vasari scrive.
“Ma quello che fra i morti e i vivi porta la palma a e trascende e ricuopre tutti è il divino Michel Agnolo Buonarroti il qual non solo tiene il principato di una di queste arti, ma di tutte e tre insieme. Costui supera e vince non solamente tutti costoro, che hanno quasi che vinto la natura, ma quelli stessi famosissimi antichi, che sì lodatamente fuor d’ogni dubbio la superarono”.

LE VITE: VASARI PRIMO STORICO DELL’ARTE E PRIMUS INVENTOR DELLA BIOGRAFIA D’ARTISTA 

È nell’ambiente romano, ricco di stimoli culturali e fermenti letterari, che il cenacolo di scrittori riuniti attorno ai Farnese ispira a Vasari, tra il 1545 e il 1547, la composizione della prima redazione delle Vite dei più eccellenti architetti pittori et scultori italiani da Cimabue insino a’ tempi nostri, una raccolta di biografie di maestri che ricopre l’intero canone artistico tra il Trecento e il Cinquecento. Si tratta della prima opera moderna di storiografia artistica.

Nel corso della stesura, l’autore utilizza la sua straordinaria raccolta di disegni e di schizzi di artisti italiani, dispersa dopo la sua morte e oggi nota come il Libro de’ disegni.

La prima redazione dell’opera era già pronta nel 1547. La sua stampa viene affidata, nel 1550, ai torchi dell’editore ducale Lorenzo Torrentino, mentre l’intero lavoro è dedicato a Cosimo I de’ Medici, con la speranza di entrare nelle sue grazie.
La seconda edizione delle Vite, pubblicata nel 1568 – arricchita con diverse biografie degli artisti di quel tempo e con la revisione della biografia di Michelangelo Buonarroti, scomparso il 18 febbraio 1564 – coincide con le peregrinazioni del Vasari in giro per l’Italia, tra Umbria, Marche, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, alla ricerca di informazioni precise ed elementi visivi e documentari per arricchire e revisionare la propria opera.

Punto di partenza tutt’oggi imprescindibile per lo studio della vita e delle opere dei 160 artisti descritti, quest’opera monumentale, preceduta da un’introduzione di natura tecnica e storico-critica sulle tre arti maggiori (architettura, scultura e pittura), costituisce un’autentica pietra miliare della storiografia artistica. Come primo storico dell’arte italiana, appassionato e meticoloso, talvolta tacciato di eccessiva enfasi letteraria nel tracciare gli sviluppi dell’arte e i rapporti tra gli artisti, e per alcuni fantasiosi aneddoti, Vasari inaugura il genere dell’enciclopedia di biografie artistiche, coniando termini come “Rinascimento”, “Gotico”, “Maniera moderna”. La colossale opera, il primo libro organico di storia dell’arte che ci sia pervenuto, costituisce una fonte, talvolta unica, di notizie biografiche degli artisti a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, ma anche di informazioni relative a opere d’arte poi disperse, perdute o distrutte.

VASARI ARCHITETTO E PITTORE

E’ a Roma che, dopo aver vagato ramingo per otto anni, l’ormai trentaquattrenne Vasari si rende conto di dover trovare una sistemazione più stabile scegliendo, nell’ottobre del 1545, la città dei papi come fucina della sua arte, sotto l’ala protettiva di Alessandro Farnese. Ed è per conto dell’influente Duca che decora la Sala dei cento giorni del palazzo della Cancelleria, così chiamato in virtù del tempo impiegato dall’artista per portare a compimento quest’opera celebrativa del pontificato di Paolo III, nonno di Alessandro, che procaccia all’autore grandissima fama e un cospicuo numero di commissioni.

Alla produzione giovanile risalgono il basamento dell’organo del duomo di Arezzo e vari dipinti per chiese cittadine. L’arrivo a Roma è preceduto dalla prima commissione per la chiesa fiorentina dei Santi Apostoli, e ancora da un viaggio a Venezia, da un intervento, a Napoli, nel monastero degli Olivetani.

Se nella città dei papi la mano dell’artista è visibile nella cappella Del Monte in San Pietro in Montorio e nel progetto per villa Giulia, è a Firenze che il versatile talento dell’aretino, divenuto l’artista prediletto di Cosimo de’ Medici, appare più evidente, conferendo alla città la dignità di sede ducale.

Con l’aiuto di giovani collaboratori Vasari lavora alla decorazione di Palazzo Vecchio e, su richiesta dei Medici, edifica un polo edilizio dove accogliere gli uffici amministrativi e giudiziari di Firenze. Si tratta del complesso degli Uffizi, fondati «in sul fiume e quasi in aria». Del 1565, invece, è il Corridoio Vasariano, un percorso concepito per collegare gli appartamenti granducali del palazzo della Signoria a quelli che si stavano preparando nel vicino palazzo Pitti.


Il Corridoio Vasariano. By Lorenzo Testa [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], from Wikimedia Commons

All’attività per i Medici si affiancano committenze private e lavori di rimodernamento di chiese medievali fino al progetto delle logge di Piazza Grande in Arezzo e le decorazioni nelle tre cappelle Pie e nella Sala Regia in Vaticano.

Incompiuta, a causa della morte dell’artista, rimane la decorazione della cupola del duomo di Firenze. Sempre al Vasari spetta in questi stessi anni, l’istituzione dell’Accademia dell’Arte del Disegno, la direzione della ristrutturazione delle basiliche di Santa Croce e Santa Maria Novella e i progetti pisani dei palazzi dell’Ordine di Santo Stefano e di quello della Carovana, tra il 1562 e il 1564.


Il Palazzo della Carovana a Pisa. Tramite Wikipedia Commons

Ormai al culmine della celebrità, il maestro riceve numerose commissioni tra le quali la decorazione ad affresco della cupola del Duomo di Firenze, realizzata solo per un terzo.

E’ quest’ultimo incarico a concludere il duraturo e stretto rapporto di amicizia e mecenatismo che lo aveva legato a Cosimo. Il Duca si spegne infatti nell’aprile del 1574, seguito dall’artista, il 27 giugno dello stesso anno. I suoi resti vengono inceneriti in un’urna collocata sotto il pavimento della chiesa aretina di Santa Maria della Pieve.


Giorgio Vasari, Autoritratto, olio su tavola, 1556-1558 circa, Firenze, Gallerie degli Uffizi. Tramite Wikimedia Commons

Ma il Vasari è stato anche un pittore, nonostante Michelangelo gli rimproverasse una grande rapidità di esecuzione. Come uno tra i maggiori manieristi tosco-romani ha avuto particolare influenza a Venezia, dove si era recato nel 1541 per realizzare l’allestimento teatrale della Talanta di Pietro Aretino.
In questa attività di scenografo e architetto teatrale opera intensamente anche a Firenze dal 1536 al 1565. Ma la mano del pittore Vasari si scorge anche nella decorazione pittorica intrapresa nel 1542 per la sua dimora di Arezzo, acquista nel 1541, “principiata in Arezzo, con un sito per fare orti bellissimi nel borgo San Vito, nella migliore aria della città”, illustre esempio di dimora d’artista.