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Stile nomadico-chic da Yoshio Kubo, dove le idee tecniche si sono combinate con finiture ad alta tecnologia in uno show elegantemente incostante.

Yoshio Kubo, Instagram

La scorsa stagione, Kubo era stato invitato nientemeno che da Giorgio Armani per sfilare all’interno del quartier generale milanese del maestro italiano. Al Pitti di questa settimana ha presentato le sue nuove idee dentro la ex Stazione Leopolda.

L’outfit che ha scelto per l’apertura dello show è stato il più drammatico: un vestito tutto rosso indossato con una tunica in chiffon alla caviglia, il volto del modello coperto da un velo. Se fosse stato nero si sarebbe potuto pensare a un aspirante terrorista dell’Isis.

Kubo ha mandato fuori quattro outfit in rosso, inclusi cappotti senza maniche, trench e mini-giacche senza maniche – tutte molto da dandy del Terzo Mondo. Poi, ha improvvisamente cambiato marcia, presentando cappotti, sarong e persino pantofole di color oro rosa metallico.

Quasi tutti i modelli sembravano avvolti in qualcosa, imbacuccati come se si predisponessero agli effetti di una tempesta di sabbia; altri erano vestiti con favolose stampe etniche – come ispirati da un mercato tessile dell’Africa occidentale. Eppure, il finale di Kubo è stato tecnologico, con una mezza dozzina di modelli che si sono posizionati all’interno di enormi triangoli di metallo.

“Sentivo che fosse molto importante combinare arte e artigianato nella moda, specialmente adesso. Mi piacerebbe far vivere dei colori speciali, che nascano dall’ombreggiatura di una luce laser a mezzanotte nel deserto”, ha scritto poeticamente lo stilista nelle sue note alla sfilata.

Il cast di modelli è stato volutamente multirazziale e l’estetica di Kubo è sembrata catturare l’odierno stato d’animo del mondo della moda, di accettazione, e anzi di benvenuto a braccia aperte alle culture distanti e lontane. La tolleranza è chic nel menswear di quest’anno.