Dioniso visita la casa di Icarios, rilievo in marmo, I secolo a.C, Collezione Farnese, Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Reggio Calabria – Una donna dai riccioli biondi, affacciata alla finestra e avvolta nel suo himation, fa capolino da un piccolo vaso per unguenti, invitando il pubblico a seguire il suo sguardo misterioso.

La destinazione è un avvincente viaggio tra V, IV e III secolo a.C, alla scoperta delle abitudini di vita dei Greci d’Occidente, all’interno di un luogo – la casa – probabilmente tra i più significativi per gli antichi abitanti dell’Italia meridionale, espressione dell’identità dei suoi abitanti e specchio dell’evoluzione della società.

Questa lekythos con dipinta la donna velata, risalente al 350-325 a.C e proveniente da Taranto, è solo uno degli oltre cento reperti che arricchiscono la mostra, in corso fino al 18 novembre al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dedicata alla Casa in Magna Grecia e in Sicilia.

Il percorso, concepito in forma immersiva, arricchito dalla voce narrante dei “padroni di casa” che accolgono e accompagnano il pubblico nella visita, oltre che da ricostruzioni grafiche, architettoniche e digitali basate sui dati di scavo, è emozionante.

“Oikos per i Greci era la casa intesa come spazio fisico di vita dei suoi abitanti e, al tempo stesso, la famiglia con i suoi beni e i suoi legami con il territorio” spiega Carmelo Malacrino, direttore del MArRC – Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – e curatore della mostra insieme all’archeologo Maurizio Cannatà.
“Il padrone di casa – spiega Cannatà – è il kyrios, il “signore”, di cui conosciamo il ruolo all’interno della famiglia attraverso gli ambienti domestici a lui riservati, come l’andron, il luogo in cui si svolgevano i banchetti degli uomini e ai quali le donne non prendevano parte”.

Prima di varcare la soglia della mostra, segnata da una suggestiva ricostruzione grafica della facciata di una casa, del cortile, del portico (pastas), il visitatore si imbatte in un grande bassorilievo marmoreo raffigurante la visita di Dioniso ebbro – sostenuto da un piccolo Satiro – alla casa dell’ateniese Icario, che lo accoglie disteso su una kline. È il tema dell’ospitalità, bellezza, un argomento caro ai popoli del sud Italia, che lo hanno ereditato dai loro illustri colonizzatori.
Questo affascinante reperto, appartenente alla Collezione Farnese, proviene dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, come anche il cratere campano a figure rosse che riproduce forse un banchetto riservato a iniziati ai misteri dionisiaci, è forse uno dei pezzi più belli di questa mostra.

La presenza del pozzo, l’importanza dell’acqua e ancora gli ambienti della padrona di casa, custode dell’oikonomia – letteralmente la legge della casa – ma soprattutto madre e generatrice del futuro stesso dell’oikos, compongono l’universo dell’abitare in questo viaggio che accoglie significative testimonianze frutto della sinergia tra i maggiori musei archeologici del Mezzogiorno, da quello di Reggio – che presenta numerosi reperti esposti per la prima volta – al museo di Taranto, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli al “Paolo Orsi” di Siracusa, dai parchi archeologici di Paestum e dei Campi Flegrei al museo dell’Antica Kaulon, afferente al Polo Museale della Calabria.

Ma è dalla ricostruzione degli ambienti femminili che emergono le testimonianze forse più affascinanti del percorso espositivo. Tra queste si lascia più volte ammirare il dipinto su marmo proveniente da Ercolano, che riproduce il soggetto di una più antica opera greca andata perduta, forse realizzata dal pittore Zeusi. La scena ritrae il momento immediatamente precedente la strage dei Niobidi, figli di Niobe. Bellissime, con la loro rara delicatezza, le due giovani figlie in primo piano, che, ignare di quanto stia per succedere, si concentrano sul gioco degli astragali.

Dal vaso di produzione pestana, raffigurante una scena nuziale – attribuito al “Pittore di Afrodite” e composto da quattro pezzi staccabili – allo specchio del 470-460 a.C, dalla conchiglia portatrucchi appartenuta a una donna del III secolo a.C, con tanto di polvere rosa utilizzata per la cosmesi femminile, alla pinzetta in lamina di bronzo impiegata per la depilazione, fino alla pentola globulare per la cottura dei cibi, di tradizione fenicio punica, c’è davvero tutto l’universo che evoca la parola “casa” in questo avvincente percorso che accoglie il pubblico tra gli spazi domestici di due abitanti qualunque.

E se il piatto da pesce databile al IV secolo a.C ricorda chissà quali gustose pietanze, la statuetta fittile che rappresenta una donna china su un recipiente, intenta ad impastare probabilmente il pane o una focaccia, con le labbra aperte in un delicato sorriso, è uno dei pezzi più preziosi di questo percorso ben allestito, da assaporare lentamente.

È significativo come la parola oikos definisca la famiglia e allo stesso tempo la casa, ovvero lo spazio fisico in cui si svolge la vita quotidiana dei suoi componenti. Dalla radice dello stesso verbo derivano anche “abitare” “colonizzare”, con riferimento al grande fenomeno migratorio che fu la colonizzazione greca verso Occidente, in Sicilia e Magna Grecia.

Ed è anche per queste raffinate allusioni che il percorso al Museo di Reggio, più che una mostra, costituisce un viaggio storico-artistico, ma anche linguistico, antropologico, culturale in un mondo che conserva ancora traccia di quelle radici, in un universo intimo, a noi familiare, che non conosce tempo.