Batik indonesiano del 1930. Courtesy of Mudec

Milano – Il suo significato deriva da “tik”, ‘goccia’ in malese. Vengono da lontano le origini del batik, una tecnica sviluppatasi sull’isola di Giava, in Indonesia, dove, da secoli, sono prodotti raffinatissimi esemplari, tutti rigorosamente lavorati a mano attraverso un procedimento segretissimo, gelosamente custodito da mani sapienti.

Un filo sottile, delicato come i colori e i disegni frutto delle abilità tecnico-manuali di chi crea questi manufatti, unisce questi raffinati prodotti orientali – la cui lavorazione è tuttora legata a tradizioni e comportamenti che accompagnano la vita quotidiana giavanese, dalla nascita alla morte – al Museo delle Culture di Milano. Fino al 26 agosto, il Mudec ospita un interessante progetto espositivo che mette in mostra una selezione di preziosi batik indonesiani – inseriti dal 2009 nell’elenco del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO – provenienti in gran parte da collezioni private, con l’obiettivo di ripercorrere la storia di questo tessuto che racchiude tra i suoi preziosi colori tutta la cultura e la tradizione di un popolo.

Dal batik all’Art Nouveau il passo è breve e la mostra lo testimonia. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso, infatti, diversi stimoli culturali e artistici favorirono l’incontro tra il mondo europeo ad alcuni paesi asiatici, in particolare l’Isola di Giava, in Indonesia. È proprio in questo periodo che in Europa sboccia il movimento artistico e filosofico dell’Art Nouveau, un filone culturale che contamina con le sue novità le arti visive, dall’architettura alle arti applicate e decorative, insinuandosi in parte anche nella pittura e nella scultura.

L’esposizione, in sintonia con la mission del Mudec – che prevede lo studio di opere e manufatti, ma anche delle connessioni e delle relazioni tra le diverse culture del mondo – consente di cogliere gli intensi rapporti di scambio e confronto che caratterizzarono la produzione artigianale europea e indonesiana tra gli ultimi anni dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
Raffinati tessuti, pattern di rose, fiori, vulcani, soggetti tratti dal mondo naturale ripercorrono le secolari lavorazioni artigianali indonesiane nelle quali le donne – in origine le sole a disegnare i batik con la cera e a possedere quelle ricette segrete e tramandate da generazione in generazione, per creare i colori delle tinture – svolsero un ruolo fondamentale.

Il progetto è promosso dall’Associazione Culturale Paths – nata con l’intento di far conoscere al pubblico italiano arti e artigianato ancora poco noti o dimenticati, per valorizzarli e riproporli in forma nuova nella realtà contemporanea – mentre la mostra è a cura di Giulia Ceschel e Laura Todeschini.