Julian Schnabel – “Van Gogh – At Eternity’s Gate”

Venezia – Come di consueto a fine agosto, Venezia si prepara ad accogliere la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica . Il festival del cinema organizzato dalla Biennale di Venezia e diretto da Alberto Barbera giunge quest’anno alla sua 75ma edizione e celebra l’avvenimento con una ricca programmazione che offre molti spunti interessanti anche agli amanti dell’arte.

Se nella scorsa edizione Venezia vide sul proprio palcoscenico artisti di grande fama internazionale come Ai WeiWei, Laurie Anderson e Shirin Neshat , l’edizione del 2018non sembra meno rilevante.

Tra i protagonisti di questa edizione si annuncia Julian Schnabel che porta in laguna un suo nuovo lungometraggio Van Gogh – At Eternity Gate, una produzione francese (Rahway Road Production e Iconoclast) distribuita in Italia dalla Lucky Red di Andrea Occhipinti, sempre più interessata ad esplorare le tematiche dell’arte nei film che porta in sala nel Bel Paese (non ultimo il prossimo Michelangelo Infinito, prodotto da SKY in arrivo il 27 settembre).

Il film di Schnabel è inserito in concorso e dovrà vedersela in gara con blockbuster del calibro di First Man con Ryan Gosling (che apre il 29 agosto – il racconto del primo uomo sulla Luna), e film molto attesi come The Favourite di Yorgos Lanthinos con Olivia Coleman, Emma Stone, Rachel Weisz (30/08), Roma (30/08) di Alfonso Cuaron e The Ballad of Buster Scruggs dei Fratelli Cohen (31/08), tanto per citare alcuni dei titoli in pipeline per il primo fine settimana.

Julian Schnabel questa volta mette in scena la vita, l’arte e il mistero di Vincent Van Gogh, qui interpretato da un William Dafoe che pare calcare con grande naturalezza i panni del tormentato pittore olandese. L’aspettativa del pubblico veneziano – memore del capolavoro di Schnabel Basquiat, che ormai data 22 anni dalla sua uscita e ancor più del suo molto amato Before Night Falls che qui nel 2000 vinse il Leone d’Argento – è dunque grande. Soprattutto ci si domanda se per una volta, grazie allo sguardo di un regista che è egli stesso un grande artista (le opere di Schnabel sono tra gli altri al MoMA, al Metropolitan, al Centre Pompidou e alla Tate) si riuscirà ad uscire dagli stereotipiche sembrano condannare il genio di Van Gogh ad essere una superstar contemporaneamolto amata dal grande pubblico e di cui si celebra incessantemente il binomio genio-follia, senza approfondire troppo i temi della sua ricerca, anche esistenziale e che va ben oltre il consueto racconto dell’amicizia con Gauguin, dell’orecchio tagliato, del colpo di rivoltella che dà fine alla sua esistenza. Paiono di buon auspicio le dichiarazioni di Schnabel che accompagnano l’arrivo del film in laguna:

“Questa non è una biografia del pittore realizzata con precisione scientifica – spiega il regista -. È un film sul significato dell’essere artista. È finzione, e nell’atto di perseguire il nostro obiettivo, se tendiamo verso la luce divina, potremmo addirittura incappare nella verità. L’unico modo di descrivere un’opera d’arte è fare un’opera d’arte”.  Van Gogh – At Eternity Gate uscirà in Italia subito dopo Natale, il 3 gennaio.

Per gli amanti della settima arte alla 75. Mostra Internazionale ci sono molte altre “golosità” imperdibili. Su tutte l’ultimo film di Orson Welles di cui Netflix detiene i diritti globali, quel The Other Side of the Wind (il 31 agosto in Sala Grande alle 14.15) che il leggendario regista americano iniziò a girare nel 1970 e che trascinò sino al 1976 senza riuscire mai a terminarlo.

Un cast stellare accompagna Welles, genio dimenticato nell’America degli anni ’70, in questo suo ultimo viaggio: John Huston, Peter Bogdanovich, Susan Strasberg e la compagna del regista Oja Kodar. Più di mille rulli restarono abbandonati in un deposito di Parigi fino al marzo 2017, quando il produttore Frank Marshall e Filip Jan Rymsza, anche grazie a Netflix , riuscirono ad unire gli sforzi e a più di trent’anni dalla morte del regista a portare sul grande schermo questo grande film interrotto. I cinefili non dimenticheranno di abbinare la riscoperta dell’ultimo capolavoro del regista di Citizen Kane con un documentario che racconta gli ultimi 15 anni di vita di Welles They’ll love me when I’m dead (1° settembre, sempre in Sala Grande alle 14.15) diretto da Morgan Neville.

Peter Bogdanovich è a sua volta il regista di un altro documentario che pare anche imperdibile. Parliamo di The Great Buster: A Celebration (il 30 agosto in Sala Giardino alle 14.30), un film dedicato all’impareggiabile talento di Buster Keaton che qui Bogdanovich mette in scena complice il restauro di alcune delle più importanti pellicole del celebre attore degli anni 20 e un ricco repertorio di interviste ad amici, familiari, collaboratori e artisti.

Tra le ultime segnalazioni di ARTE.it per questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia un altro documentario, Living the Light – Robby Müller (il 4 settembre in Sala Volpi alle 17). Il soggetto della storia è il direttore della fotografia Robby Müller che fu amico e indispensabile compagno di molti film di Wim Wenders, ma anche di Jim Jarmush e di Lars von Trier e che non a torto è ritenuto una delle poche persone al mondo che sapesse come ottenere “suoni dal sole, come catturare i suoi raggi quasi fossero farfalle, come accarezzare i suoi fasci di luce come fossero le corde di uno strumento musicale”. Per il documentario la regista Claire Pijman ha avuto accesso all’archivio personale di Müller: migliaia di video Hi8, immagini personali, foto e Polaroid scattate nel corso della sua carriera che aiutano a tracciare un ritratto del famoso direttore della fotografia olandese scomparso ai primi di luglio del 2018 all’età di 78 anni dopo una lunga malattia.