Giudizio Universale. Michelangelo e i segreti della Cappella Sistina

Roma – “Ai tempi di Michelangelo Dio era un tipo minaccioso”. E adesso? “Non lo sappiamo, nessuno dipinge le sue storie”. Così Christian, romano, 8 anni, ci racconta la sua versione del Giudizio Universale. Non ha ancora visto gli affreschi della Cappella Sistina ma, stimolato dai racconti del fratello più grande, ha pregato la mamma di accompagnarlo allo show sul capolavoro michelangiolesco.

Da quattro mesi Giudizio Universale. Michelangelo e i Segreti della Cappella Sistina, ideato da Marco Balich e impreziosito dai contributi di professionisti internazionali di altissimo livello – da Sting a Pier Francesco Favino, dal light designer Luke Halls agli scenografi Bruno Poet e Rob Halliday – ha trasformato l’Auditorium della Conciliazione nel set di uno spettacolo totale: una pagina memorabile del Rinascimento raccontata attraverso un mix di teatro, danza, immagini e ultimi ritrovati della tecnologia.

Registratore alla mano, siamo andati a curiosare tra il pubblico per coglierne umori e opinioni. La platea presenta una popolazione decisamente varia: turisti e cittadini della Capitale, stranieri e italiani (grazie alle cuffiette per la versione doppiata), coppie, famiglie, giovani, anziani, gruppi di suore e sacerdoti, art lovers e patiti del multimediale siedono gli uni accanto agli altri, accomunati da una grande curiosità. Avranno anche le stesse reazioni?

“Noi grandi restiamo abbagliati dagli effetti speciali, dalle luci, dal 3D”, commenta Livia, la mamma di Christian: “Per i ragazzi è diverso. Sono abituati a queste immagini, anche se viste solo sul computer. Perciò badano al sodo, alla storia di un posto famosissimo che nessuno gli aveva mai raccontato. Dopo aver visto lo spettacolo con la scuola il mio figlio maggiore non parlava d’altro. Ma non mi ha detto che lo spazio dell’Auditorium diventaquello della Cappella Sistina: il pubblico è praticamente circondato dagli affreschi! Una meraviglia…”.

È proprio lo stupore il comune denominatore nelle reazioni di spettatori di ogni età e provenienza. “Volare sui tetti di Roma” e vedere la Basilica di San Pietro “nascere dal nulla e crescere fino al cielo” è stata l’emozione più grande per Sofia, bimba campana di 10 anni che alle tecnologie è interessata, eccome. Mentre la settantaseienne Suor Maria Grazia, appartenente all’ordine delle Francescane Insegnanti di Roma, ha ammirato soprattutto le riproduzioni degli affreschi – “bellissimi nella visione ravvicinata” – e l’attenzione con cui è stato trattato il rapporto di Michelangelo con il divino.
“È la prima volta che vediamo uno spettacolo che mette insieme tante arti”, racconta il giovane iraniano Mohammad, in viaggio di nozze con Yasmine: “pittura, musica, danza, recitazione, luci ti circondano letteralmente e per un’ora vivi dentro la storia di Michelangelo. Abbiamo deciso di posticipare di un giorno la visita alla Cappella Sistina proprio per arrivare più preparati e abbiamo raggiunto l’obiettivo in modo piacevole. Non è bello andare a vedere un’opera d’arte senza sapere che cosa significhi, come è nata, che tipo di persona fosse il suo autore”.

Realizzato con la consulenza e l’imprimatur dei Musei Vaticani, sembra che il Giudizio Universale di Marco Balich e Lulu Helbæk sia diventato spontaneamente il supporto didattico favorito dal pubblico per l’interpretazione dei capolavori michelangioleschi. Justine e Antoine sono arrivati da Parigi con il papà Christophe, che racconta: “I miei figli hanno 15 e 8 anni, due età molto diverse. Non era facile trovare un modo per spiegare a entrambi la pittura di Michelangelo. Siamo andati a visitare la Cappella Sistina ai Musei Vaticani e siamo rimasti ammirati da tanta bellezza, ma era difficile coglierne i dettagli in poco tempo, con tanta gente intorno a noi. Soprattutto, molte domande sono rimaste senza risposta. Ora è tutto decisamente più chiaro, per me e per loro”.
“A me sono piaciute specialmente le luci e le figure disegnate”, spiega il piccolo Antoine. La sorella maggiore, più esigente, osserva: “In uno show così bello è un peccato che le parti recitate non siano live”.

Incrociamo due giovani romani che prima dello show ci hanno confessato con rammarico di sapere poco su un gioiello della propria città. OK, fanno segno con la mano. Il labiale dice “Figata”.