Le Ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e luce. Courtesy Nexo Digital

Il momento è arrivato: dal 26 al 28 novembre Le Ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e luce ci trasporterà nell’universo magico di uno dei pittori più amati di sempre. Capolavori, passioni, ispirazioni dell’artista di Giverny prenderanno vita sul grande schermo nel film prodotto da Ballandi Art e Nexo Digital, tra i contributi di esperti come Ross King e i paesaggi che furono teatro della grande avventura dell’Impressionismo.

Già, i paesaggi: difficile pensare alla pittura di Claude Monet separata dai giardini che lui stesso curò come opere d’arte, dalla natura della dolce Francia, dalle acque cangianti di fiumi e mari.
In attesa di una nuova puntata della rassegna La Grande Arte al Cinema, partiamo anche noi alla scoperta dei luoghi di Claude Monet: dalla foce della Senna fino a Parigi, dove si trovano le più belle collezioni di opere dell’artista.

Le Havre, dove tutto è iniziato 
Nel porto normanno affacciato sul canale della Manica il maestro della pittura en plein air trascorre l’infanzia e la giovinezza. Le campagne, il mare e le scogliere selvagge di questa terra nutrono fin da subito il suo amore per la natura e la vita all’aperto.
“Ero un ragazzo naturalmente indisciplinato”, confesserà più tardi: a scuola riempie i quaderni di “ornamenti fantastici” o di ritratti irriverenti degli insegnanti. Un piacere che diventa un lavoro quando, ancora giovanissimo, inizia a vendere al mercato le caricaturedegli abitanti di Le Havre tra l’ilarità generale.
Ed è a Le Havre che, molti anni dopo, Monet dipinge il celeberrimo Impression. Soleil Levant, destinato a dare il nome al movimento impressionista.

Nei dintorni della sua città natale l’artista scopre presto la bellezza di Honfleur, leggendario luogo di ispirazione degli impressionisti sull’estuario della Senna, mentre più tardi sarà conquistato dalle candide falesie sul mare di Étretat, dove vivrà per un breve periodo. Non lontano da Le Havre si trova anche il centro medievale di Rouen, con la cattedrale immortalata in una memorabile serie di 50 dipinti: un poema di luce che mostra le architetture gotiche del monumento sotto sembianze sempre nuove.

Nella Foresta di Fontainebleau
Nel paesino di Chailly-sur- Biere, a Sud della capitale, Monet ha la fortuna di conoscere il grande maestro del naturalismo Gustave Courbet: un incontro destinato a dare una svolta alla sua maturazione artistica, rafforzando la propensione alla pittura dal vero e aprendo la strada a una serie di innovazioni nell’uso del colore.
Nell’incanto della Foresta di Fointainebleau il pittore si confronta anche con gli amici artisti Alfred SisleyJean-Frédéric Bazille e Jean-Auguste Renoir, sull’esempio di artisti antiaccademici come Camille Corot e il Doganiere Rousseau.
Renoir in particolare è destinato a diventare uno dei compagni favoriti per le escursioni artistiche di Monet: sono famose le loro gite alla Grenouillère, un isolotto fluviale poco fuori Parigi che offre spettacolari spunti luministici. Piazzando i cavalletti uno di fronte all’altro, danno vita a diverse versioni dello stesso paesaggio.

Terre e acque della dolce Francia
Viaggiando da Le Havre lungo il corso della Senna, incontriamo altri luoghi leggendari dell’Impressionismo. Sebbene Monet abbia viaggiato molto nel corso della sua vita – dall’Algeria alla Norvegia, da Londra all’Olanda, fino alla Costa Azzurra, alla Riviera Ligure e a Venezia – il paesaggio della Normandia non smise mai di esercitare un richiamo irresistibile per il suo pennello, rappresentando una sorta di alfa e omega dell’arte del maestro.
I piccoli centri di Poissy e Vétheuil, immersi in un armonioso paesaggio agreste, lo attrassero al punto da sceglierli come residenze per alcuni anni, dopo aver trovato la pienezza della potenza artistica ad Argenteuil: un piccolo villaggio adagiato sulla riva destra della Senna, tra architetture storiche, vigneti e barche a vela.
Qui, con l’amico e collega Caillebotte costruì il suo atelier flottant, un’imbarcazione attrezzata come un vero studio di pittura, da cui immergersi letteralmente nelle sensazioni regalate dalla natura del fiume: i riverberi della luce sull’acqua, le sfumature che solo l’osservazione diretta, a tutte le ore del giorno e in ogni condizione atmosferica gli permisero di cogliere, furono le fonti di ispirazione di nuove conquiste pittoriche. Sono moltissimi i capolavori realizzati in questo periodo, dai Campi di papaveri alla Neve ad Argenteuil, insieme a bellissime vedute delle barche e del ponte.

Nella Ville Lumiére
Il fascino di Parigi, con i suoi caffè, i negozi e gli edifici eleganti affacciati sui boulevard, è irresistibile anche per un amante dell’idillio campestre come Monet. Nuove scoperte, stimoli e amicizie lo aspettano in città, in particolare alla Brasserie des Martyrs, ritrovo delle menti più brillanti dell’epoca.
Appena diciannovenne l’artista visita il Salon del 1959, dove La colazione sull’erba di Edouard Manet dà scandalo. Monet è affascinato dal nuovo linguaggio e, preso da una vera e propria ebbrezza intellettuale, inizia a tessere una fitta rete di conoscenze, fonti di scambi fecondi nel corso della sua lunga carriera.
Se la partecipazione alla prima rassegna dei futuri impressionisti nello studio del fotografo Nadar si rivela un fiasco e l’Impression du soleil levant fu coperta di scherno, appena i tempi sono maturi il pittore trova proprio a Parigi la sua consacrazione – e la sicurezza economica – nell’anno magico dell’Esposizione Universale (1889).
Ma per Monet la capitale è anche una grande fonte di ispirazione, con le sue folle brulicanti e il suo tessuto urbanistico appena rinnovato: lo testimoniano capolavori come Rue de Montorgueil a Paris e le 12 tele dedicate all’amata stazione di Saint-Lazare.

Il giardino di Giverny
“Forse devo ai fiori l’essere diventato un pittore”, rifletteva una volta Monet. Nel 1890 l’artista ha acquistato un casolare nel villaggio normanno di Giverny per realizzare il suo sogno nel cassetto: dedicarsi al giardinaggio creando un grande parco, tuttora visitabile insieme alla sua dimora. Un luogo dell’anima dove la natura imita l’arte per poi specchiarsi in capolavori immortali fatti di acqua, fiori e vegetazione lussureggiante.
Rose canine e gelsomini si arrampicano sugli archi metallici che incorniciano i vialetti con suggestivi effetti prospettici, mentre un tripudio di colori esplode tra iris, papaveri, rose, peonie, tulipani, narcisi. Non manca nemmeno un angolo d’Oriente popolato di essenze esotiche e progettato guardando alle stampe giapponesi che l’artista colleziona. Un ponte riproduce lo stile del paese del Sol Levante nel “giardino d’acqua” dove regnano le ninfee, i “fiori sbocciati in cielo” come li definì Marcel Proust.

In un paradiso a sua misura, Monet vive con la moglie Alice e i suoi otto figli, riceve gli amici ma soprattutto porta avanti, come una magnifica ossessione, la sua ricerca sulla luce e il colore senza necessità di cercare altri soggetti. È qui che, in vecchiaia e segnato da pesanti lutti, perfino sotto le bombe della Grande Guerra e con la vista offuscata dalla cataratta, non dipinge altro che ninfee sulle grandi tele che oggi sono le sue icone nel mondo, arrivando a trasformare gli specchi d’acqua in dipinti quasi astratti.

Monet nei musei di Parigi
La capitale francese resta la vera Mecca dei fan del pittore, sebbene oggi i capolavori di Monet siano sparsi nei musei del mondo da San Pietroburgo a New York.
Con 87 quadri e opere grafiche quella del Musée Marmottan è in assoluto la più grande collezione a lui dedicata. In ambienti costruiti ad hoc, qui è possibile seguire passo dopo passo tutte le tappe dell’evoluzione del maestro, dalle caricature giovanili ai grandi dipinti, ma il fiore all’occhiello della raccolta donata al museo dagli eredi de, l’artista è il celebre Impression Soleil Levant.
Non mancano bellissime vedute di Argenteuil e Parigi, i ponti giapponesi di Giverny e nemmeno i dipinti realizzati durante i viaggi fuori dalla Francia, tra cui Il Parlamento di Londra e il Ponte Charing Cross.
Al Musèe d’Orsay, tempio della pittura impressionista, si ammirano invece gioielli come la Cattedrale di Rouen, la Donna con il parasole, La Rue Montorgueil, paesaggi agresti e fluviali di ogni fase della carriera di Monet.

Chi è affascinato dalle Ninfee non potrà mancare una visita al Musée de l’Orangerie: qui otto grandi pannelli dipinti si offrono allo sguardo in due sale ovali costruite seguendo le indicazioni dell’artista, in cui la luce naturale entra dal soffitto con effetti ben precisi durante le diverse ore del giorno. Il desiderio di Monet era che i visitatori si immergessero nei quadri dimenticando completamente il mondo circostante, proprio come era successo a lui mentre li dipingeva durante la Prima Guerra Mondiale.
La prima sala presenta quattro composizioni che mostrano i riflessi della vegetazione nello stagno delle ninfee, la seconda è dedicata al famoso ciclo del Salice piangente.