Banksy – Greatest Hits: 2002-2008. Courtesy Lazink Gallery, London

Mondo – Chissà se 20 anni fa, quando i suoi graffiti irriverenti sono apparsi per la prima volta sui muri Bristol, Banksy immaginava di finire in una galleria d’arte.

Non ci aveva pensato nemmeno Steve Lazarides, co-fondatore della londinese Lazink Gallery, nonché suo fotografo e agente fino al 2008: “Quando ho incontrato questo individuo scontroso e trasandato – racconta – non avrei potuto indovinare nemmeno lontanamente che due decenni dopo sarebbe stato l’artista più famoso della sua generazione e che il suo lavoro sarebbe stato studiato a scuola”.

E invece fino al prossimo 25 agosto una selezione di dipinti, sculture, tele realizzate con gli stencil, stampe in edizione limitata esprimono la verve del writer britannico negli spazi espositivi che Lazarides gestisce nel quartiere bene di Mayfair. Come il sistema dell’arte abbia avuto ragione di uno dei suoi critici più graffianti non è dato saperlo: l’identità di Banksy, per anni oggetto delle più fantasiose congetture, resta avvolta nel mistero e nessuno ha potuto interrogarlo in proposito.

Di sicuro c’è che Banksy – Greatest Hits: 2002-2008 si è trasformata in un’attrazione irresistibile per fan e curiosi.
Per un piccolo tour nell’arte di Banksy in genere è necessario percorrere chilometri. Quest’estate, spiegano da Lazinc, è possibile ammirare per la prima volta in un solo luogo un’ampia selezione di opere del più popolare street artist del mondo in un percorso zeppo di immagini iconiche.

C’è Girl and Balloon (2006), che in un sondaggio del 2017 è risultata essere una delle opere più amate in Gran Bretagna. E c’è Show Me The Monet, un olio su tela con tutti i crismi che riproduce perfettamente l’idillio del Ponte su uno stagno di ninfee, per poi profanarlo con l’aggiunta di carrelli per la spesa e spazzatura: una critica esplicita alla mercificazione dell’arte, che all’efficacia dell’immagine aggiunge l’assonanza tra le parole Money e Monet.
E se i Girasoli di Van Gogh sono appassiti, Cristo è crocifisso da pacchetti di shopping, mentre la Venere di Milo, millenaria icona di bellezza, si è ridotta a mendicare con una coperta sulle spalle; due poliziotti si baciano, un ribelle lancia una bomba di fiori e Winston Churchill esibisce una cresta da moicano fatta d’erba, in ricordo dei disordini che il 1° maggio del 2000 deflagrarono nel cuore di Londra.

Satirico, caustico e spesso amaro, in 20 anni l’artista di Bristol è riuscito a dire la sua su temi spinosi – dalla politica, all’etica, all’ecologia – attraverso immagini incredibilmente accattivanti: opere dal linguaggio diretto “come quello di un manifesto pubblicitario”, ha osservato qualcuno, capaci di colpire indipendentemente dall’età o dal background culturale di chi le osserva.
Continuate a preferirle sui muri? Impossibile darvi torto.