Giacomo Balla, Motivo per piatto, 1930, tempera su carta, 410 x 410 mm

Milano – Tempere su carta, ma anche ante dipinte, complementi d’arredo, schizzi per opere di design descrivono il concetto di avanguardia elaborato da Giacomo Balla, a 60 anni dalla morte dell’artista firmatario, assieme a Depero, a inizio 1915, del Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo.

Ed è proprio dal titolo di questo Manifesto che prende avvio la mostra che dal 12 ottobre al 2 dicembre snocciolerà alla Galleria Bottegantica una selezione di lavori progettuali e dipinti di una della più illustri personalità artistiche del Novecento.

Il percorso espositivo, che accoglierà una trentina di opere del maestro torinese, romano d’adozione, si apre con alcuni lavori progettuali e una selezione di dipinti, realizzati tra il 1912 e il 1930, tra i quali spiccano il Ritratto di Laura Marcucci a un annoSala da pranzoCompenetrazione foglie + cielo + luce, il bozzetto di Sorge l’idea, per completarsi con una sezione dedicata alle arti applicate.
Paraventi, schizzi per opere di design – come piatti, tappeti, cuscini – creati dopo la pubblicazione del Manifesto del 1915, accolgono il visitatore fornendo un’immagine dell’artista anticipatore, per certi aspetti, del design moderno.

Il pittore che ha rinnovato il concetto di avanguardia, allargandolo oltre il confine dell’opera pittorica o scultorea, fino a comporre un linguaggio radicalmente originale e innovativo, allargando il concetto estetico dal quadro al vestito, all’arredamento, al design, al cinema, all’architettura, con la sua idea di “arte totale”, inaugura alla Bottegantica, Modern / Lab, il format con cui la Galleria rende omaggio alle principali personalità artistiche del XX secolo.

La mostra ripercorre gli anni successivi al 1910, quando, dopo la sua adesione al Futurismo, l’artista attraversa un periodo di lunga e introversa sperimentazione dei nuovi stilemi e contenuti avanguardisti. Dopo la matura versione del Futurismo raggiunta nel 1913 con l’elaborazione dei cicli delle Compenetrazioni iridescenti e soprattutto delle Velocità astratteBalla, intorno al 1915, sviluppa un linguaggio sempre più autonomo nell’ambito del Futurismo, abbandonando anche la pennellata scomposta che costituiva l’ultimo legame con quel “complementarismo congenito” enunciato nel Manifesto tecnico della pittura futurista.

L’adozione innovativa di smalti industriali, o inchiostri lucidi acquerellati, esprime una tensione verso la modernità anche dei materiali, conferendo ai dipinti di quegli anni una brillantezza cromatica insolita.

Del 1915 sono anche i “complessi plastici” (andati perduti), strutture pure e “antiatmosferiche”, combinazioni di elementi tridimensionali che sublimano il concetto di scultura polimaterica di Boccioni, oltre alla serie dei dipinti “interventisti”, con i suoi colori puri e smaltati, le forme sinuose e geometrizzanti.

Ad accompagnare la rassegna dedicata all’ “Astrattista futurista”, come lo stesso Balla si definiva, sarà un catalogo di Bottegantica edizioni, a cura di Fabio Benzi.