L’Apollo del Belvedere, replica di un bronzo eseguito tra il 330 e il 320 a.C. da Leocharesby, Musei Vaticani. Foto: ©Jay Bergesen via Flickr

Roma – Un percorso tematico, corale, scivola attraverso 21 tappe allestite all’interno dei Musei Vaticani, nel segno dello studioso che aveva amato i capolavori greci per quella loro “nobile semplicità e quieta grandezza” che li rendeva simili alle onde del mare. “Come la profondità del mare – scriveva Winckelmann – che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie, l’espressione delle figure greche, per quanto agitate da passioni, mostra sempre un’anima grande e posata”.
Ed eccolo, in omaggio a questa celebre similitudine, il colore blu dei pannelli esplicativi che segnalano, fino al 9 marzo, l’itinerario tra le 50 opere (provenienti dalle collezioni dei musei papali) che hanno maggiormente colpito, appassionato, ispirato l’intellettuale tedesco al tempo del suo folgorante incontro con Roma, avvenuto nel 1755.

A ripercorrere le tracce lasciate dal massimo teorico del Neoclassiciosmo, del “padre fondatore dell’archeologia moderna” come lo ha definito Guido Cornini, curatore della mostra insieme a Claudia Valeri, è la mostra Winckelmann. Capolavori diffusi nei Musei Vaticani.

L’occasione di questo itinerario coincide con due ricorrenze: i 250 anni dalla morte dell’archeologo (avvenuta a Trieste nel 1768) che ricorrono quest’anno, e i 300 dalla nascita, celebrati nel 2017.
Allestito trasversalmente tra le sezioni dedicate alla scultura antica – egizia, greca e romana – includendo anche le opere d’arte rinascimentale e barocca che catturarono l’attenzione dello studioso, il percorso si amalgama perfettamente con i capolavori delle collezioni, snodandosi nel consueto itinerario museale, talvolta nascondendosi e facendosi cercare.
In particolare, la Sala XVII della Pinacoteca espone alcune produzioni letterarie gentilmente concesse dalla Biblioteca Apostolica vaticana, mentre il pubblico potrà ammirare per la prima volta un documento datato 31 luglio 1764 in cui si fa menzione di una somma di denaro da versare al “Signor Gio. Winckelmann, Scrittore di lingua tedesca”. A consentire ai visitatori di meglio comprendere il carattere dell’artista, ma anche l’atmosfera culturale della Roma del tempo, c’è poi un video di Renato Cerisola, dove a parlare è l’archeologo stesso.

Tra i capolavori che incantarono lo studioso c’è il Gruppo del Laocoonte, i cui muscoli “sono simili alle placide onde di un mare tranquillo”, il Sileno con Dioniso bambino Caetani-Ruspoli, l’Apollo del Belvedere, la Scuola di Atene di Raffaello, fino alla Carità di Gian Lorenzo Bernini. Nonostante lo studioso – che godette della protezione del cardinale Alessandro Albani – non abbia mai visto i Museo Vaticani così come oggi possiamo ammirarli, una consistente parte delle collezioni pontificie si arricchì, negli anni successivi alla sua morte, con molte delle opere che egli, quasi sempre a pagamento, osservava nelle raccolte nobiliari. E fu forse questa incredibile vivacità artistica e culturale che lo spinse ad ammettere: “A Roma ho cercato di rivivere la mia seconda gioventù. Non trovo luogo per me più adatto”.