Jon Rafman SHADOWBANNED: Punctured Sky, 2018 video HD a un canale, suono stereo | single-channel HD video, stereo sound courtesy the artist

Roma – Cosa succede quando l’intelligenza artificiale incontra la ricerca artistica? Viviamo in una realtà che si sta tramutando in simulazione o è la simulazione che si sta sostituendo alla realtà, annullando i confini tra vero e falso, possibile e impossibile, controllo e libertà? Potrà mai un’intelligenza artificiale produrre arte come l’abbiamo sempre intesa?

Due avatar si incontrano in rete e iniziano a interagire senza l’intervento umano, un programma di grafica vettoriale reinterpreta a suo modo Rubens e Cézanne, un sole dal volto antropomorfo, creato con un sistema di riconoscimento facciale, si interroga sul futuro della Terra, mondi simulati si evolvono all’infinito senza alcun criterio al di fuori del caso: sono solo alcune delle idee affiorate nella mente degli artisti di Low Form. Immaginari e Visioni nell’Era dell’Intelligenza Artificiale, che nelle sale del MAXXI esplora gli scenari aperti dall’evoluzione delle tecnologie.

Fino al 24 febbraio siamo invitati a tuffarci nei mondi alieni eppure incredibilmente reali, in continuo, vertiginoso mutamento, immaginati da 16 artisti millennials, abituati a muoversi tra riferimenti culturali ibridi e globalizzati incrociando visual, digital e sound. Artisti che nonostante la giovane età hanno già esposto in grandi istituzioni internazionali, dal MoMadi New York alla Serpentine Gallery di Londra, dal Musée d’Orsay di Parigi allo Stedelijk Museum di Amsterdam.
Più di 20 grandi installazioni scandiscono il percorso immersivo e multisensoriale curato da Bartolomeo Pietromarchi, che si arricchisce di un programma di incontri con esperti e studiosi realizzato in collaborazione con Google Arts & Culture, di una rassegna video e di un’antologia di contributi teorici come quelli di James Bridle, Nora Khan, Hito Steyerl e Luciana Parisi.

Il futuro, sembrano dire gli artisti del MAXXI, è già qui. Ed è fatto di visioni distopiche e spiazzanti, che alla minaccia apocalittica sostituiscono uno spirito riflessivo o giocoso, come quello di Surrealisti e Dada: tra inconscio tecnologico, processi automatici, algoritmi creativi e psichedelia di ultima generazione. Questioni culturali, antropologiche e sociali si intrecciano nella naturale presa d’atto di un presente fatto di reti neurali, deep web, realtà aumentata, biologia sintetica, nanotecnologie.

Se nella video installazione multicanale di Zach Blas & Jemima Wyman il chatbot Tay ci comunica la propria frustrazione di intelligenza senza corpo, il duo lituano Pakui Hardware si interroga attraverso grandi sculture sui modi in cui le forme umane e naturali vengano modellate dalla tecnologia, in un immaginario che fonde la fantascienza con le macchine celibi di Duchamp e Picabia. Ian Cheng, invece, ci presenta personaggi e situazioni che si autorigenerano fuori dal tempo nel paesaggio di un videogame, mentre Cheyney Thompson, patito della programmazione informatica, trasforma le curve della Borsa in opere d’arte, e il ricercatore di Harvard Emilio Vavarella mette in scena un episodio di hackeraggio in un sito per incontri.

E gli altri? Sono Carola Bonfili, Cécile B. Evans, Jamian Juliano-Villani, Nathaniel Mellors & Erkka Nissinen, Trevor Paglen, Agnieszka Polska, Jon Rafman, Lorenzo Senni, Avery K Singer, Luca Trevisani, Anna Uddenberg. E hanno in serbo molte sorprese.