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Sgombriamo il campo da possibili equivoci: quello andato in onda non è un reboot di Portobello, ma un sabato sera di Antonella Clerici. Non è una diminutio, ma un fatto. Basta saperlo. Portobello è una cornice, un’evocazione, una scusa per costruire un programma che del suo predecessore ha ripreso i titoli delle rubriche (poco usati, peraltro), il principio delle centraliniste (ma laureate e in questo molto contemporanee) e poco altro (le cabine, invece, mi sa che le hanno riprese da Rischiatutto…).

Che Portobello 2018 non sia Portobello è lapalissiano, ça va sans dire. Ma non è neanche un reboot. Del resto non mi aspettavo certo quel che fu, nonostante gli annunci della vigilia. Portobello ce lo rivediamo su Raiplay, come è giusto che sia.

Risultati immagini per Portobello 2018, il mercatino del venerdì diventa un 'fancy' show da sabato sera FOTO

Questo prime time non solo soffre del peccato originale del reboot, ovvero quello di essere un reboot, ma in questa prima puntata non ha restituito lo spirito che fu del mercatino del venerdì: quella spensieratezza, sia pur studiata, quel tocco di follia un po’ freak, quell’anima pop da passeggiata nel variopinto mondo di Portobello Road che qui ha lasciato il posto al patinato e alla linearità sequenziale di momenti senza crescendo.Ma soprattutto questo è uno show del sabato sera di Rai 1 del 2018 e si vede tutto: studio elegante, (molto) raffinato nella grafica e nella scena, che vive dei tempi e i toni della Clerici. E’ un ‘suo’ programma, in cui racconta storie facendo parlare i protagonisti delle proprie vite più che farle emergere – insieme alle loro speranze, esperienze, passioni – dalle loro proposte, dalle loro invenzioni, dalle loro ricerche.

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Come dicevo, non mi aspettavo nulla di molto diverso da quello che è andato in onda. Magari qualcosa di più vivace sì. Non c’è il mercato, non c’è ‘carnalità’, non c’è quella leggerezza che era il cuore del mercatino del venerdì nonostante la generosa e onnipresente Clerici. E torniamo al peccato originale, ovvero al fatto che questo programma sia un sabato sera di Rai 1 del 2018. Tutto il resto vien da sé. Incluso le 3 ore e mezza di diretta, iniziate alle 20.35 e terminate alle 00.03 per contrastare Tù Si Que Vales, un programma registrato che potrebbe continuare per 24 ore.

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Per quanto sia inutile fare confronti con Portobello e sia invece necessario guardare al prodotto in sé, l’insistito richiamo a qualcosa che fu e che viene indicato come ‘fonte’ (con tanto di recupero di protagonisti del passato, un po’ come alla Corrida di Conti si recuperò un suonator di ascelle) può richiedere qualche riflessione sull’operazione traspositiva. Mi limito a due aspetti, uno di forma, uno di sostanza.

Forma: i tempi. Diluiti, lenti. Il che non è necessariamente un male, nel senso che Tortora si prendeva tutto il tempo necessario per presentare al pubblico inserzionisti e protagonisti delle diverse rubriche, arrivando a 10 minuti su 90 per illustrare tutti i soldatini costruiti da due appassionati che volevano venderli: non era un imbonitore, ma si concentrava sul prodotto attraverso cui raccontare l’inserzionista. Come anticipato, qui si capovolge l’assunto narrativo e così il risultato è qualcosa di già visto nel prime time. Si potrebbe quindi dire che filologicamente i tempi sono ‘attenti’ all’originale, ma il ‘tradimento’ traduttivo sta nel fatto di essere usati per raccontare cose diverse dall’oggetto del mercato; l’altro peccato è che sono indigesti al pubblico contemporaneo.

Per quanto riguarda la sostanzamancano le telefonate. Piange il telefono: ce ne sono tanti, si vedono ma non si sentono. Confidavo le incursioni audio nelle trattative live, che erano l’emozione del racconto: due sconosciuti che contrattano, che regalano, che offrono, che entrano in contatto tra loro e che venivano intercettati dalla regia, con tutti i possibili fuori-programma che potevano derivarne. Questa funzione è totalmente mediata dalla Mantovan(elegante e misurata, sorridente ed energica), anche se la Clerici ci prova a sostituirsi all’audio, girando di cabina in cabina per cercare di portare dentro il programma chi dovrebbe essere il protagonista. L’effetto ‘sorpresa’ ne viene del tutto attutito, anzi tutto sembra essersi già svolto dietro le quinte, anche il momento de Dove Sei?, anche il momento Il treno dei Desideri con l’incontro tra Rivera e una sua fan a sorpresa. Sarà la tensione della prima, ma sembra tutto già vissuto prima.

Per quanto riguarda la conduzione, Antonella Clerici non si discute: fa il suo come lo sa fare e lo fa bene, con il suo stile e la sua disponibilità a mettersi in gioco e stare al gioco (evitabile #cazzomarro docet). E fa tutto da sola. Se poi sia ‘congruo’ all’idea di reboot di Portobello è un altro discorso. Forse ho pensato che si attingesse più all’esperienza de La Prova del Cuoco che a Senza Parole, ma anche questo è, sotto sotto, un pensiero ingenuo se si tiene conto della collocazione.

A guardare la forma di questo Portobello 2018 mi vien da pensare che non si è avuto il coraggio di fare qualcosa di diverso nel prime time del sabato di Garanzia, come diverso invece fu Portobello 40 anni fa: ho come l’impressione che si sia cercato di calare un contenuto in una forma inadatta, come un impasto da muffin in una teglia da pizza. Questa collocazione di Portobello poteva essere l’occasione per sciogliersi dal canone estetico e narrativo del sabato sera, per quanto elegante, curato, sofisticato possa essere. Sarebbe stato anche un segno di continuità con l’esperimento Ulisse.

Così non è, ma è la prima. Rotto il ghiaccio, sarà forse più semplice recuperare un po’ di quella imprevidibilità che che sembrava dover essere il punto forte del programma, unita alla genuinità della Clerici che potrebbe essere il tratto distintivo del ‘suo’ Portobello (a fronte di uno stile di conduzione e di rapporto con il pubblico completamente diverso da quello proprio di Tortora). Per ora la sensazione è che tutto sia chiuso in una gabbia che frena emozioni ed entusiasmi. Del resto proprio Portobello ci ha raccontato quanto sia difficile addomesticare un pappagallo…