Una vetrina della mostra collaterale La via delle perle di vetro da Venezia a Timbuctu XV-XX secolo, allestita in occasione di Mercante in Fiera. Foto: © DANILO MARCHESI – FOTO STILL LIFE

Parma – Il luccichio delle perle di vetro prodotte da Venezia e ricercatissime dalle etnie africane come moneta di scambio, i colori pastello della mitica Vespa 400, un piatto di Salvatore Fiume, e ancora pupi siciliani e Teste di Moro costruite con materiali riciclati, tele d’autore e culle barocche.

Nella colorata girandola artistica di Mercanteinfiera c’è sempre spazio per la sorpresa. Anche in questa edizione numero 37 della mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo in corso a Parma fino al 7 Ottobre, la parola d’ordine è meraviglia. E poco conta essere assidui habitué degli stand allestiti, ad ogni edizione, dai circa mille espositori. La tradizionale passeggiata tra i padiglioni del vintage e dell’antiquariato, tra l’angolo del restauro e la sezione dedicata all’arredo da giardino, non è mai uguale e stupisce sempre con le sue eccentriche curiosità e gli oggetti passati di mano in mano fino a portare a Parma storie e racconti da tutto il mondo.

Metti una passeggiata tra un De Nittis e un Rotella
Basta aguzzare la vista per ritrovarsi tra le mani una fiasca da polvere in osso e argento del XVIII secolo, un piatto dipinto da Salvatore Fiume, una Figura di donna in piedi realizzata da Giuseppe De Nittis nel 1804, autenticata da Luigi Marini e avvolta dalla sua cornice coeva.
E non importa se il percorso compiuto dal lettino indonesiano dell’Ottocento, dalla sedia toscana seicentesca in cuoio originale, del grande cavallo in legno arrivato dal Nepal ad Arezzo può sfuggire persino al venditore venuto in possesso di questi curiosi oggetti. Quello che maggiormente affascina il visitatore è anche questo mistero che avvolge i tanti cimeli di Mercanteinfiera . Come quei libri contabili appartenuti a una fattoria del Mugello, datati 1753, che parlano delle merci e del bestiame appartenuti a chissà chi.

In questa sorta di Wunderkammer dove gli intenditori vanno a caccia delle rarità e i meno esperti si affidano a profumi, racconti, ricordi nostalgici, le acqueforti di Renato Guttuso incontrano le azioni fotografate di Renato Mambor – stilizzata e ironica messa in immagine di semplici atti e gesti quotidiani – mentre, può capitare che un Mimmo Rotella faccia capolino tra i visitatori con uno dei nove esemplari de I Replicanti.
Per gli appassionati di arte contemporanea è d’obbligo una tappa da Collezionando Gallery – al padiglione 6 – dove Ada Egidio è pronta a descrivere con entusiasmo gli ultimi lavori dell’artista visiva Giusy Lauriola e quelli di Primo Formenti, l’estro anticonformista del pixel artist Krayon e le donne nelle buste delle lettere di Fabio Imperiale, i paesaggi dell’artista serba Cristina Milakovic e le creazioni di Guillaume.

Se invece avete un’idea precisa dell’oggetto d’arte da acquistare e preferite confrontarvi direttamente con i galleristi, lontano dal frenetico viavai degli stand, fate un salto al padiglione 7 dove, contemporaneamente a Mercanteinfiera ha luogo Art Parma Fair,la mostra mercato d’arte moderna e contemporanea che quest’anno celebra la sua nona edizione. In questa ragionata vetrina che accoglie le correnti artistiche più influenti, riunendo una folta platea di prestigiose gallerie, tra lavori di Renato Schifano a Giosetta Fioroni, Guttuso, De Chirico, Mario Sironi, Giò Ponti, Michelangelo Pistoletto, non avrete che l’imbarazzo della scelta.


Dal backstage di Mercanteinfiera Foto: © Danilo Marchesi – Foto Still life

Mercanteinauto: l’arte su quattro ruote
Ma l’edizione autunnale di Mercanteinfiera è anche un omaggio agli amanti delle quattro ruote, dal momento che nel weekend di apertura della kermesse internazionale dedicata all’antiquariato, al modernariato e al collezionismo vintage firmato Chanel, Louis Vuitton, Hermès e Manolo Blahnik, la nuova edizione di Mercanteinauto, ha allietato gli ospiti con il rombo dei motori di casa Ferrari, con l’eleganza vintage dei modelli Vespa 400 provenienti da tutta Europa, e con la mitica Vespa.

La via delle perle di vetro da Venezia a Timbuctu
E anche se in questo variopinto viaggio tra vecchi vinili e capi di abbigliamento vintage, tra antichi armadi, scalda-culla a carbone e intramontabili jukebox, il tempo vi sembrerà scorrere in fretta, non dimenticate di fare tappa in uno degli eventi collaterali di Mercanteinfiera, allestito al padiglione 4. D’altra parte è da qui, dalla storia del collezionista di perle veneziane, Augusto Panini, che ha inizio il percorso tra le meraviglie di questa kermesse internazionale dedicata all’arte.
Il racconto del collezionista di perle sembra infatti cogliere lo spirito della rassegna d’arte a Parma: andare oltre il commercio per spaziare tra piacere, bellezza e sentimento.

In questa mostra, piccola ma ben allestita, saranno i colori delle perle di vetro a sorprendervi, insieme alle materie prime e agli additivi utilizzati per la fabbricazione del vetro, agli accattivanti racconti di Augusto Panini, curatore, insieme a Paolo Aquilini, della mostra La via delle perle di vetro da Venezia a Timbuctu XV-XX secolo.
Già dal XIV secolo, la perla di vetro era considerata una valida moneta di scambio, ed è per questo che le navi della Serenissima raggiungevano i porti della Tunisia, dell’Algeria e del Marocco, luoghi di partenza delle carovane verso i ricchi mercati di Timbuctu, Agades, Oulata. Erano ricercatissime da quasi tutte le etnie africane che le utilizzavano nella vita quotidiana e nei riti tribali come elementi magici e apotropaici. E per rispondere alle sempre crescenti richieste delle Grandi Compagnie che commerciavano con l’Africa, l’America, il Sud Est asiatico, a Venezia le vetrerie passarono dalle 24 del 1525 alle 250 del 1606, sviluppando oltre centomila tipologie differenti di perle.

La collezione esposta in occasione di Mercanteinfiera copre l’intero percorso storico della produzione veneziana di tradizione romana e bizantina, dall’imitazione delle pietre preziose alla scoperta della perla a strati molata, alle coloratissime millefiori a mosaico.


Dalla mostra La via delle perle di vetro da Venezia a Timbuctu XV-XX secolo, perle in vetro a lume con decorazioni all’avventurina e decorazioni a pettine. Murano, Venezia, XIX-XX secolo.  Foto: © Danilo Marchesi – Foto Still Life

“Pur non avendo nel mio DNA il gene del collezionista – spiega Augusto Panini – confesso di non aver mai pensato di cercare perle di vetro. Sono piuttosto loro ad aver trovato me. Quando, tra il 1980 e il 1995, mi sono trovato a frequentare per motivi di lavoro l’Africa Occidentale e il Golfo di Guinea, sono entrato in contatto con luoghi straordinari, espressione della cultura locale, tra maschere, statuette di legno, tessuti, dei quali raramente chi li vendeva conosceva la provenienza. Le collane di perle di vetro, in particolare, erano splendide. Avevano un prezzo decisamente abbordabile e così ad ogni viaggio ne compravo una certa quantità da regalare. Solo più tardi mi resi conto che quelle collane rappresentavano da oltre un millennio una delle più importanti merci di scambio ne traffici commerciali tra l’Europa e l’Africa”.

E così questa passione nata per caso ha preso forma nell’allestimento della mostra: sei teche ad accogliere le “margarite” come si chiamavano nel 1300 le perle, da quelle turchesi che rappresentano la vita a quelle ad occhio, realizzate per scacciare gli influssi negativi.
L’arte antica della Serenissima incrocia a Mercanteinfiera riti e magie delle culture africane accendendo quel caleidoscopico puzzle che stordisce ed ammalia, con il suo fascino esotico che porta a Parma la meraviglia della scoperta.

Luigi Magnani: un illustre esempio di collezionismo appassionato
Un fil rouge sottile corre da Mercanteinfiera al prezioso scrigno di un illustre collezionista. Anche se Luigi Magnani amava piuttosto esser definito “appassionato d’arte”. Ed era innamorato veramente dell’arte e della bellezza quest’uomo lungimirante che nel 1977 volle onorare la memoria del padre e della madre, Donna Eugenia Rocca, con un Fondazione volta ad ospitare una raccolta d’arte che annovera, tra le altre, opere diGentile da Fabriano e Filippo Lippi, DürerTiziano e Francisco Goya, De Chirico e Burri, Canova e Bartolini.
A Mamiano, nella bella Villa dei Capolavori – immersa in un rigoglioso parco secolare e riconosciuta sede museale nel 1990 -si respira ancora l’atmosfera di casa vissuta, tra mobili in stile Impero e la grande coppa in malachite di Thomire, dono dello Zar Alessandro I a Napoleone. Qui personaggi come Alberto Moravia, Ugo Mulas, Giorio Morandi, erano di casa.


Antonio Canova, Tersicore, 1811, marmo di Carrara, Parma, Fondazione Magnani-Rocca. Foto : © Samantha De Martin

Si starebbe ore a contemplare la Tersicore di Antonio Canova o a perdersi nelle atmosfere metafisiche di De Chirico, ma la bella retrospettiva dedicata al genio della Pop Art, Roy Lichtenstein, e in corso fino al 9 dicembre, invita ad accelerare il passo. Il percorso, decisamente ben allestito, mette a confronto le icone dell’artista, tratte dal mondo dei fumetti e della pubblicità, con i lavori dei suoi compagni di avventura dell’artista, da Warhol e Indiana a D’Arcangelo e Wesselmann.

A breve seguirà una rassegna su De Chirico. Un altro buon motivo per visitare Parmaprima dei grandi festeggiamenti che vedranno la reginetta della Food Valley ricoprire il titolo di Capitale italiana della Cultura 2020.